Contratto a termine: è onnicomprensiva l’indennità introdotta dal Collegato Lavoro

Con sentenza n. 3056 del 29.02.2012 la Sezione Lavoro della Suprema Corte di Cassazione ha confermato l’orientamento oramai prevalente circa l’interpretazione dell’ art. 32 comma 5 della L. n. 183 del 2010 (c.d. Collegato Lavoro) a mente del quale “Nei casi di conversione del contratto a tempo determinato, il giudice condanna il datore di lavoro al risarcimento del lavoratore stabilendo un’indennità onnicomprensiva nella misura compresa tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nella L. 15 luglio 1966, n. 604, art. 8”.

Tale indennità è stata ritenuta, dalla Suprema Corte, non solo conforme alla Costituzione (vedi Corte Costituzionale 303/2011), bensì anche pienamente rispondente alla lettera e allo spirito della legge. Va infatti intesa come una sorta di penale stabilita dalla legge – in stretta connessione funzionale con la declaratoria di conversione del rapporto di lavoro – a carico del datore di lavoro per la nullità del termine apposto al contratto di lavoro e determinata dal giudice nei limiti e con i criteri dettati dalla legge, a prescindere sia dall’esistenza del danno effettivamente subito dal lavoratore (e da ogni onere probatorio al riguardo) sia dalla messa in mora del datore di lavoro, con carattere “forfetizzato”, “onnicomprensivo” di ogni danno subito per effetto della nullità del termine, nel periodo che va dalla scadenza dello stesso fino alla sentenza che ne accerta la nullità e dichiara la conversione del rapporto.